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Intervista a Stefano De Marchi su Meltin’ Pot on Web
by elisabetta
La natura non è un ossessione
Intervista a Stefano De Marchi, Psicosuono
27.10.2008 - Andrea Pergola
Sentivamo il disco degli Psicosuono e lo recensivamo, e rimanevamo vagamente spiazzati da certi passaggi testuali. Ci chiarisce le idee Stefano De Marchi, l’autore delle liriche.
P.s. Io l’avevo avvertito che sarebbero state domande scomode….
Mamma insiste sul voler effettuare il cambio di stagione. Io ti assicuro che non ha più senso al giorno d’oggi svuotare gli armadi. Prendi martedì scorso: era veramente caldo, indossavo t-shirt a maniche corte, e non i pantaloni corti solo perché non li adoro. Non trovi anche te che il cambio di stagione, nel 2008, sia destinato –giustamente per altro- a divenire un ricordo del passato?
Con tutta la buona volontà fatico a capire la tua domanda: problemi con il guardaroba? C’è un qualche doppio senso velato di lucido pragmatismo in quello che mi dici? Ti risponderò dicendo che quando ho caldo mi vesto leggero e quando ho freddo mi copro fino a non averne più!
Te ed Elisabetta Giglioli, voce degli Aut Aut, formate un duo jazz: i Full Time Duet. C’è del tenero tra di voi?
Io ed Elisabetta siamo insieme da più di sei anni, ci siamo conosciuti attraverso la musica e nella musica abbiamo scoperto le nostre maggiori affinità; quando scrivi musica, quando suoni con qualcun altro, spesso si creano situazioni di complicità reciproca e di mistero: a noi è successo di incrociare le nostre strade su un percorso – quello della musica - ricco di fascino e capace di generare legami fortissimi. Il resto l’hanno fatto la quotidianità e la voglia di condividere le nostre vite.
Nelle tue canzoni sembri ossessionato dalla natura. C’è del tenero tra te e la natura? E’ amore incondizionato? Vedi nella natura qualche metafora dell’esistenza? Perché l’hai sfruttata così tanto per i testi di Aut Aut?
La natura non è un’ossessione, è il contenitore del mio essere ed esistere: io sono nella natura, ne faccio parte, è attorno a noi anche se oggi è molto più difficile rendersene conto. C’era prima dell’uomo e ci sarà anche dopo, tutto qui. Senza dubbio la natura rappresenta per me la migliore fotografia di quello che è l’essere umano nel suo stato più recondito ed incontaminato: terribilmente affascinante, il giorno e la notte in una stessa dimensione, crudele e compassionevole, audace e talvolta riservata, capace di rigenerarsi sempre, costantemente, compiuta ed incomprensibile. Come spiegare, come comunicare al di fuori questi turbamenti che provengono da dentro? La metafora è il mezzo migliore che possiedo – dopo il suono - per arrivare a suscitare nell’ascoltatore lo stesso genere di sensazioni che provo in ogni momento della mia vita. Un ossimoro è in grado di sconvolgerti nel profondo, se hai voglia di metterti in gioco. La verità è che forse oggi la metafora è scomoda, richiede ascolto, richiede pazienza….quella che non abbiamo nemmeno con chi ci sta attorno, figuriamoci per guardare dentro noi stessi! E’ molto più facile venire al sodo, essere banali e scontati, essere chiari fin dall’inizio, così da avere un’ identità totale di vedute, così da potersi conformare, cioè quello che non desidero. Io vorrei che ogni fruitore della nostra musica potesse appropriarsene, farla sua, tradurla secondo il proprio vissuto, così da trarne qualcosa che non sia necessariamente la mia visione della vita!
“Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.” Come ti poni di fronte alla morte?
Penso che questa frase sia una cazzata! Non ho nessuna paura della morte; forse perché sono un credente, o molto più semplicemente perché credo faccia parte della vita e del suo continuo divenire. Probabilmente ciò di cui è naturale avere paura è il dolore, la sofferenza, perché difficili, imprevisti e mai desiderati. Del dolore penso tutti abbiano paura, me compreso.
Le ali. Non ricordo bene perché, ma è una parola dei tuoi testi che mi ha colpito. Paura di cadere? Frequente sensazione di inadeguatezza o soffocamento?
Solo l’espressione migliore per passare il concetto che si può essere in grado di fare grandi cose, ma spesso la scelta (l’AUT AUT) ricade sull’apatia, il grigiore, la conduzione di un’esistenza priva di qualsiasi slancio. In questo specifico caso, tra l’altro, racconto semplicemente di un sogno (fatto realmente)…..nulla di catastrofico o che rappresenti un potenziale lavoro psicanalitico. Una bella farfalla che vola, ma con un’ala spezzata, nella notte…fine.
Se i tuoi testi fossero un film, quale film sarebbero?
Non saprei….forse qualcosa di Tim Burton.
Se tu fossi un quadro, quale quadro saresti?
Un capolavoro impressionista!….ma io non sono un quadro.
“Possiamo noi realmente “conoscere” l’universo? Dio mio, è già abbastanza difficile trovare la strada per uscire da Chinatown. Tuttavia questo è il punto: esiste qualcosa al di fuori della nostra coscienza? E perché? E perché devono fare tutto quel chiasso?”
Cosa c’è che non va, secondo te, nell’universo?
Dovrei dire che c’è qualcosa che non va nell’universo? Per quel poco che posso vedere attraverso le immagini di Hubble direi che si tratta di qualcosa di straordinario, tanto splendido quanto vasto. Quando in “calpesta e scivola” parlo di stelle che prima inseguono e poi sorridono faccio riferimento ai caduti in guerra, come vivi attraverso la luce delle stelle, numerosissimi. La canzone del resto parla proprio di questo: di un uomo che si pente di aver preso parte ad una guerra che non gli appartiene, della sofferenza che ha causato che lo ossessiona. “Calpesta e scivola” è come dire: “fai del male e cadrai sui tuoi passi”! Ho già detto prima di credere in Dio, ma è “solo” una questione di fede: non la potrà mai capire chi non la vive dentro di sé.
http://www.meltinpotonweb.com/index.php?section=articoli&category=36&id=2250
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