Recensione di Aut Aut sul mensile Rockerilla n. 338 (15 Ottobre - 15 Novembre 2008)

rockerilla1.jpg

Clicca sulla miniatura per leggere la recensione di Aut Aut uscita questo mese su Rockerilla!

Media | No Comments »

Intervista a Stefano De Marchi su La Calderina 9/10/2008

Intervista a Stefano De Marchi su La Calderina di Paderno Dugnano (MI)

Clicca sulla miniatura per leggere l’intervista!

Media | No Comments »

Recensione di “AUT AUT” su Rockit.it

Psicosuono

Aut Aut

di avatar Riccardo Angelo Colabattista Riccardo Angelo Colabattista 04/11/2008


È un rock pop leggero quello offerto dagli Psicosuono, gruppo che si traduce in musiche e liriche scritte dal chitarrista Stefano De Marchi e parole interpretate dalla bella voce di Elisabetta Giglioli. Musica sottile che tocca sponde del blues (”Omega”), del funky (”Mistica”) e del pop melodico (”Iride”), rimanendo sempre coerente nel far prevalere la melodia su tutto. Non sempre, però, la band rispetta la forma canzone classica e alcune volte si lascia conquistare da strutture complesse, come nella già citata “Mistica” dove manca un ritornello cantato, o in “Il tuo destino” dove ci sono due minuti abbondanti di assolo di chitarra stile “Comfortably Numb” dei Pink Floyd, o ancora in “Aut aut” dove non ci sono né strofe né ritornelli ma dove la voce della cantante da libero sfogo a vocalizzi e a parole in libertà. Un punto debole può essere la durata delle canzoni: spesso superano i 5 minuti, allungando parti strumentali che non regalano molto ai pezzi, costringendoli a dispersive ed infruttuose dilatazioni.
“Aut Aut” è un disco di musica pop ricercato ma facile all’ascolto, complesso ma che sa mantenere ben chiari i confini da non superare per poter rimanere nell’ambito di un genere passabile nelle radio.

http://www.rockit.it/magazine/album.php?x=00009344

Media | No Comments »

Recensione di “AUT AUT” su Gufetto.it

PSICOSUONO - aut aut      

Scritto da Manuela Cosenza   
mercoledì 22 ottobre 2008
Il primo passo della band milanese verso il pubblico degli amanti del progressive porta il nome di Aut Aut, latinismo che manifesta un lavoro intensamente pensato più che semplicemente composto musicalmente.

GENERE: Rock Progressive

MIGLIOR BRANO: Il tuo destino

VOTO(0-10): 6.5

ETICHETTA: Ambrosiana

ARTICOLO DEL: 21/10/2008

Pink Floyd, Genesis, PFM sono i nomi a cui anelano gli Psicosuono, la cui vena psichedelica è ben riscontrabile nel moniker scelto. La band non si fossilizza entro un unico genere ma si apre a diverse contaminazioni come funky, jazz, pop.

Da un punto contenutistico i brani mostrano una certa sensibilità verso la continua ricerca nella percezione degli stati incostanti dell’animo di chi, come la band, mostra una maggiore sensibilità verso la realtà. Continua e dilaniante è la ricerca delle sfumature dell’essere multiforme e policromo, appena percepibili e palpabili. Da questa lieve percezione si modella una forma di puro lirismo che si concentra nella brevitas e concisione del linguaggio relativo ai testi.

Il primo e il secondo brano (Sonno della notte e Mistica), elementi quali sole, acqua e rocce che si sgretolano descrivono ciò che poco ha di figurato poiché le immagini non sono altro che metafore di una condizione di chi scrive e vive una realtà che non è altro che un “granello di sabbia nell’infinito”, come la Giliola afferma nel secondo pezzo.

Una manifesta solitudine preannuncia la linea di senso di “Iride”, in cui “la sentinella della notte” viene evocata. Il sentiero della solitudine viene percorso contrassegnato da una commistione intrinseca di vista e senso: macchie di colore che ipnotizzano, fuoco che riscalda e che rapisce l’occhio. Lo “specchio dell’essere” si frantuma e si accompagna ad una richiesta melanconica di aiuto di chi è prigioniero del vortice della solitudine. Questa immobile inquietudine si traduce e si esprime musicalmente in bridge strumentali che occupano buona parte dei brani.

In “Omega”, si assapora un accento di leggera rabbia e contestazione delle realtà costituite, così come si presentano, che non sono ciò che sembrano essere, infatti si riflette di come, dietro le porte che si aprono lungo il cammino, non si saprà mai chi si nasconde.

La nebbia che offusca le idee, la luna che perde il sole, la sabbia che impedisce di vedere, la notte che avanza frenando il cammino e la luce che si arresta, sono immagini e concetti che si susseguono e si rincorrono nel quinto brano, Il tuo destino, dove più che mai è evidente l’atavica opposizione tra luce e buio, notte e giorno, luna e sole. Ma nel pezzo sembra che questa alternanza cosmica, nonché individuale, sembri volgere in favore di ciò che offusca, annebbia e occulta, il buio. Gioco di concetti, sensazioni che conducono ad uno spasimo lento e denso di nostalgico pathos.

Il sesto brano, Aut Aut, è di gran lunga il più originale per la composizione e la struttura: brevi parti dedicate al cantato, parte strumentale che si interrompe lasciando spazio ad un bridge definito dal ritmo della batteria che intona un ritmo sempre più incalzante che culmina nella voce di che ripete varie volte una parola, che manifesta una disperata e voluta necessità: salvezza.

Questo latente desiderio è ravvisabile in “Calpesta e scivola”, in cui si percepisce la voglia di ritrovare se stessi dopo la disperata rivelazione soggettiva della perdita dell’Io, spersonalizzazione che porta la Giglioli a chiedersi: “cosa è rimasto di me?”

L’occhio dell’uragano rappresenta l’espressione del tentativo di evasione e cambiamento di chi vaga all’interno di un vortice vertiginoso, dove il senso di infinità, dispersione e smarrimento dilaniano la coscienza. Il brano è peculiare poiché prova come, la predisposizione nel rapportarsi al reale nel pensiero degli Psicosuono, non sia caratterizzata da semplice rassegnazione ma, una volta riconosciuto il buio, ombra e notte, nutre la volontà di luce, aria e respiro ( “voglio uscire e respirare!”).

Gli Psicosuono hanno ben compreso quanto le sensazioni e gli stati dell’essere siano soggetti a moti, scosse e metamorfosi immanenti, la cui continuità pedissequa crea scompenso e vertigine. Impressioni che vengono descritte attraverso immagini, suoni, figure psichiche, da qui il piacere di ascoltare e comprendere i testi, ancor più della parte strumentale, in cui la voce di Elisabetta libra negli spazi contornati dalle note musicali; la voce della parte recondita del nostro lamento, offuscato da una realtà fallace e ingannevole.

Lo stile degli Psicosuono non si traduce in urlo di soffocata disperazione o in pianto nevrotico (che potrebbe connotare altri generi) ma nella modulazione di chi sa tacere riflettendo sulla scelta (da qui il titolo dell’album) che si pone irrimediabilmente dinnanzi al percorso individuale, esprimendo la sua condizione in un soliloquio nostalgico che sprigiona silenziosamente un’unica lacrima che, solitaria, segna il volto di chi non sa esprimersi altrimenti.

http://www.gufetto.it/cms/index.php/Musica-recensioni/PSICOSUONO-aut-aut.html

Media | No Comments »