Psicosuono su “Il Giorno”

Psicosuono su “Il Giorno”

Clicca sulla miniatura per leggere l’articolo e l’intervista a Stefano degli Psicosuono usciti sul quotidiano nazionale “Il Giorno” sabato 13 Settembre 2008!

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Psicosuono su “Il Cittadino”

Psicosuono su “Il Cittadino”

Clicca sulla miniatura per leggere l’articolo sugli Psicosuono uscito sul periodico “Il Cittadino” il 27 Luglio 2008 (Provincia Milano Nord, Monza e Brianza)!

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Psicosuono su “Il Notiziario”

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Clicca sulla miniatura per leggere l’articolo sugli Psicosuono uscito su “Il Notiziario” (Provincia Nord di Milano, Monza e Brianza) il giorno 28 Agosto 2008!

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Psicosuono su CITTA’2000, periodico di Paderno Dugnano (Mi)

Psicosuono su CITTA’2000, periodico di Paderno Dugnano (Mi)

Ecco l’articolo uscito su CITTA’2000, periodico di Paderno Dugnano (Mi), il 21 Settembre 2008! Clicca sulla miniatura per ingrandirlo.

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Recensione di “AUT AUT” su meltinpotonweb.com

Recensione Musica: Psicosuono - Aut Aut

22/09/08 - di Andrea Pergola

Titolo: Aut Aut
Artista: Psicosuono
Etichetta: Ambrosiana
Anno d’uscita: 2008
Genere: Rock Progressivo
Voto: 6

“Oibò!” - mi sussurro dopo appena pochi secondi dall’aver fatto pressione sul tasto play - “Cosa scrivo ora? Questo è materiale epico. La mia umile penna potrà mai saziare la fame di questi albatros musicali? Già odo il passo della notte calare impietoso su di me. Le nuvole nulla mi svelano, e le stelle – mie amiche - sono ancora sì lontane! Potrò strappar loro qualche suggerimento d’orato?”.
Mi son detto proprio questo. E non poteva essere altrimenti!
In Aut aut, debutto degli Psicosuono, il freddo è magico, il sentiero solitario, il fuoco rapisce gli occhi, l’acqua bolle sotto i colpi dei passi umani, il ferro del destino suona nelle orecchie, lo spazio è un granello di sabbia nell’infinito.
Vento, fango, terra, luci, ali (sempre disgraziatamente spezzate), cieli, nebbie, acqua, onde, sole
Stefano De Marchi, chitarrista ed autore dei testi, ha comprato da non troppo una casa in campagna. Verosimile, no? Oppure è tutta una roba di metafore, e la cosa allora mi stuzzica. Non mi piace ma mi stuzzica.
A chi non stuzzicano le allegorìe? Quindi credo che presto una mezza intervistina chiarificatrice al De Marchi ci tocca di fargliela. Cosa ne dici carissimo Stefano?

I testi, dunque, trasudano metafore ed allegorie. Pomposi e un po’ forzati a tratti (della serie come può uno scoglio arginare il vento…). C’è sempre, comunque, quell’alone di evocatività che incuriosisce…
Un album molto curato, carico di un progressive patinato e quasi mai stucchevole. Qua e la si ammicca lontano: come in Omega, quarta traccia divertententemente jazzistica, nella quale Elisabetta Glilioli dimostra una certa plausibile poliedricità (non a caso la Franklin e la Fitzgerald sono tra le sue artiste di riferimento. E non a caso è voce anche dei “Fuel Time Duet”. Clicccate prego). Versatilità manifestata qua e la per tutti e quarantatre i minuti, facendone, ad un primo ascolto, l’arma in più degli Psicosuono.
Un album che vuole essere un racconto lisergico, fatto di nuvole parlanti e uomini che nella notte fuggono da ombre sempre ed inevitabilmente minacciose.
Un debutto non male, e che a qualcuno, non a me, potrebbe piacere davvero, davvero, davvero molto.

Calpesta e scivola merita di salire nella classifica iTunes: certo, anche qui ci sono madri cosmiche, stelle che corrono e sorridono, e verità assolute svelate. Ma fatta l’abitudine a queste stramberie allucinogene, una volta entrato nel clima psichedelico giusto, ci si trova di fronte al migliore episodio musicale e vocale dell’intero disco.
Per essere un’opera prima la sufficienza è meritata.

http://www.meltinpotonweb.com/?q=articoli/recensione-musica-psicosuono-aut-aut.php

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Intervista agli Psicosuono su “Il Cittadino”

Sabato 26 Luglio 2008 è uscita l’intervista agli Psicosuono su “Il Cittadino”! A breve metteremo l’articolo intero on line.

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Intervista agli Psicosuono su “Monza la città”

Psicosuono. Non la solita musica      

Manuela Montalbano | sabato 21 giugno 2008


Sul panorama rock della Brianza - e non solo - si affacciano i giovani Psicosuono: sound rock evocativo e impegnato con un primo disco monografico prodotto da Livio Magnini (Bluvertigo)

Afflato musicale, suggestioni, musica a colori per quattro giovani uniti nella formazione più semplice ed efficace che il rock possa concepire: voce, chitarra, basso e batteria. Un primo album che racconta e incanta. Nove brani “nove paesaggi diversi da esplorare, ognuno con una sua natura ma tutti appartenenti allo stesso pianeta - quello della psiche”, come racconta Elisabetta, voce della formazione. Un sound rock evocativo come il loro nome: Psicosuono.

Come è nata l’esperienza Psicosuono?
Ci siamo conosciuti circa 6 anni fa, in occasione dei saggi di fine anno organizzati dalla scuola di musica che tutti frequentavamo - l’Accademia H. Villa Lobos di Paderno Dugnano (Mi). A quei tempi però non potevamo neanche immaginare che anni dopo avremmo formato insieme il progetto “Psicosuono”, nato ufficialmente nel 2004.  E’ quindi il 2004 l’anno di nascita della nostra band, da subito impegnata tra sala prove e concerti; in realtà, la primissima formazione comprendeva ben otto elementi - ma solo noi quattro abbiamo superato insieme tutte le difficoltà che si presentavano all’aumentare della serietà di quanto stavamo mettendo in piedi: sempre più tempo dedicato solo alla musica, sempre più impegno nel cercare situazioni in cui poterci esibire - con non poche difficoltà dato l’aspetto non commerciale delle nostre canzoni. Sostenuti dalla nostra ferrea determinazione e dalla necessità di esprimerci con il linguaggio che meglio ci rappresenta - quello della musica - ci siamo messi in gioco nell’ampio girone dei concorsi per band emergenti, organizzando allo stesso tempo spettacoli live sia nei locali lombardi che in manifestazioni pubbliche. Dopo aver suonato al MEET 2007 - la fiera nazionale degli strumenti musicali - siamo riusciti a convincere l’etichetta indipendente Ambrosiana a finanziare la realizzazione del nostro primo album, “Aut aut” (in uscita nei negozi a Settembre, già in vendita on-line nei maggiori stores digitali). Da qui nasce la collaborazione con l’agenzia di promozione E.S.P. di Vittorio Sassudelli, organizzatrice dell’evento-vetrina “Music Village” a cui abbiamo preso parte lo scorso inverno nell’edizione di Montecampione, ottenendo in loco un accordo di distribuzione digitale dei nostri brani con la Pirames International. In quei giorni, vissuti insieme tra seminari sul mondo della musica ed esibizioni dal vivo, abbiamo consolidato il rapporto di amicizia che ci lega e che ci permette di raggiungere una forte intesa anche a livello “sonoro”.

Ci raccontate del vostro evocativissimo nome?
Il nostro nome nasce da un’idea di Stefano De Marchi (il chitarrista): stava per creare il proprio indirizzo di posta elettronica, e a tal fine si è inventato il termine “psicosuono”. Caso vuole che proprio in quei giorni stavamo cercando anche un nome per il gruppo, e il neologismo in questione calzava a pennello sul senso del nostro progetto: esprimere attraverso il suono della musica e della poesia le gioie ed i turbamenti universali della psiche umana.

Cosa influenza il suono Psicosuono?
Tutto il grande rock progressive internazionale degli anni ‘70: Pink Floyd e PFM in primis. Altri nomi di musicisti a cui ci ispiriamo sono Genesis, Clapton, Area, TOTO… Il rock è la costante fondamentale della nostra produzione artistica; sul rock si innestano però contaminazioni di vario genere, dal jazz al pop, dal funky al blues - in questo senso gli stessi generi musicali vengono da noi utilizzati per dare un’identità ad ogni singola canzone, a seconda del significato del testo.

Il vostro produttore è uno degli artisti monzesi più in vista, ci raccontate com’è andato l’incontro?
L’incontro con Livio è avvenuto alla fine del 2007, grazie all’intervento del nostro manager - Vittorio Sassudelli. Poco prima di Natale abbiamo infatti iniziato ad incidere “Aut Aut” nello studio del batterista Mario Riso, a Sesto San Giovanni (MI), e Livio ci ha seguito in tutto il percorso come produttore artistico e tecnico del suono - diventando anche nostro editore al termine della registrazione (attraverso la sua Casa Editrice Salazoo).  Lavorare con Livio è stata un’esperienza molto bella sia dal punto di vista “professionale” - non siamo i soli a dire che è uno dei migliori nel suo campo - che dal punto di vista umano: le giornate in studio erano lunghe ed impegnative, ma per fortuna trovavamo sempre il modo di “sdrammatizzare”, chiacchierando con lui e chiedendogli di raccontarci la sua esperienza di musicista.  I suoi consigli sono stati fondamentali per il risultato finale della produzione, un album di cui possiamo tutti andare fieri, realizzato in pochissimo tempo (solo venti giorni di incisione).

“La Musica per noi è questo: un oceano di meraviglie che si apre all’umanità ; arte dell’ascolto e poesia del suono”: è la filosofia della vostra musica?
La nostra filosofia è molto semplice: usare il suono della musica e la poesia dei testi per offrire a tutti la nostra personale interpretazione di passioni e pulsioni universali. Per poter raccontare la nostra emozione è però necessario invocare l’arte dell’ascolto di chi ci incontra; in questo senso la nostra musica non è intrattenimento da sottofondo, ma vuole essere protagonista dell’attenzione di chi la segue, portandolo a riflettere.

Sta per uscire il vostro primo lavoro, “Aut aut”, un album monografico mi pare di capire.
Il nostro primo album si sviluppa su un unico tema centrale: la scelta. Lo stesso titolo dell’album è un’espressione latina che significa “o questo, o quello”.  Questo disco è il frutto delle nostre scelte. Scelte di vita, che ci portano a passare insieme gran parte del nostro tempo, dedicato alla musica; scelte strategiche sul modo di fare musica, volutamente non commerciale; scelte di linguaggio, con l’utilizzo di testi poetici in italiano - perchè pur apprezzando gli idiomi stranieri, crediamo che solo le parole della nostra terra madre possano esprimere la nostra vera e incancellabile identità. Allo stesso tempo il disco parla di scelte: per esempio, in “Omega” si parla di decisioni sbagliate e ci si interroga su cause ed effetti delle stesse; “Sonno della notte” (il nostro primo singolo) parla dell’impossibilità di scegliere, davanti al richiamo tribale della notte - durante la quale tutta la nostra presunta potenza di uomini si inibisce nel torpore del sonno. “Iride” parla della scelta di abbandonarsi fiduciosamente nelle mani degli altri, “L’occhio dell’uragano” esprime invece la scelta di uscire dall’indecisione, stato che porta solo all’angoscia dell’anima.

Diverse realtà si aprono ai giovani che vogliono fare musica: i concorsi primaverili per la band e poi il fenomeno della musica in TV.
Sull’aspetto televisivo l’unico commento che ci sentiamo di fare è che, pur rispettandolo, non ci associamo a questo filone, non lo condividiamo e abbiamo scelto per l’opposto, non lo critichiamo nemmeno perché proprio non ci interessa. Andiamo avanti con il nostro progetto e siamo convinti che la nostra sia una scelta che paghi, magari non in termini monetari, ma di esperienza e soddisfazioni. Di concorsi invece ne abbiamo fatti, ma l’anno scorso abbiamo deciso di chiudere con questo tipo di esperienze, troviamo che il sistema dei concorsi non sia sempre limpido e non sia il modo migliore per mettere in risalto il proprio lavoro: se ti trovi a dover portare quanti più amici a sentirti per votarti e poter vincere una serata allora vuol dire che c’è qualcosa che non va.

Il lavoro sui testi è piuttosto particolare, comunque decisamente non banale, inoltre  la scelta dell’italiano che solitamente è fortemente caratterizzante è una scelta coraggiosa: la lingua viene utilizzata in senso “diverso”.
(I testi li scrive per lo più Stefano, che per questo prende la parola). Io non scrivo mai pensando a chi deve ascoltare, può sembrare altezzoso ma il mio scrivere deriva da un bisogno di esprimere sensazioni. Quello di cui parlo, anche se steso con figure retoriche e attraverso una poetica che può sembrare articolata, in realtà è sempre qualcosa di concreto che fa riferimento alla vita di tutti i giorni.  Non parlo di “cuore - amore” e anche se ne parlo non si capisce mai! Forse un rigetto di tutto quello che si sente nella musica italiana dove il novanta percento dei testi parla d’amore, un po’ perché comunque parliamo ad un altro tipo di pubblico. Inoltre comunicare con un testo molto diretto non lascia chance all’ascoltatore, mentre attraverso la nostra scrittura ognuno si può appropriare del testo e riviverlo attraverso il proprio vissuto: mi diverte ascoltare le interpretazioni che gli altri danno dei nostri testi.

http://www.monzalacitta.it/culture/culture/psicosuono-non-la-solita-musica-5049.html

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Recensione di “Sonno della notte” su SaltinAria.it

Recensioni Cd/Promo/Demo
Scritto da Ilario Pisanu   
Mercoledì 02 Luglio 2008 20:49

“Sonno della notte” è il primo singolo della band milanese Psicosuono, estratto dall’album “Aut Aut”. Il singolo, prodotto da Livio Magnini, è una perla pop rock vulcanica e mesmerica.

Genere: Pop Rock

Voto: 7.5/10

“Sonno della notte” è il primo singolo degli Psicosuono estratto dall’album “Aut Aut”.

Il singolo, prodotto da Livio Magnini (Bluvertigo, Giorgia, Jetlag, Rezophonic) “cerca di descrivere attraverso le immagini della poesia una condizione provata da tutti gli uomini, ossia quell’insieme di sensazioni dolci e allo stesso tempo ipnotiche che si provano nel misterioso passaggio dal mondo reale a quello dei sogni. Nessuno può sfuggire al richiamo tribale della notte, e una volta chiusi gli occhi il sonno ci trasporta in un tunnel di stimoli impazziti dove malinconia e felicità convivono, attraversando un paesaggio popolato da creature fantastiche e oggetti animati. La musica ci accompagna in questo viaggio alternando ritmi diversi, che rappresentano il sonno nelle sue varie forme - dalla quiete all’incubo, fino alla luce del risveglio.”

Gli Psicosuono sono una band dell’hinterland milanese nata nel 2004. Il nome “Psicosuono” é evidentemente un neologismo coniato per indicare la volontà della formazione di esplorare – attraverso un suono originale ed evocativo – gli spazi misteriosi e reconditi della psiche e dell’animo umano.

Il singolo “Sonno della notte” è un brano Pop Rock a presa rapida. Radiofonico quanto basta per imprimersi nelle mente e nel cuore. La bella voce di Elisabetta Giglioli viaggia su note melodiche con riff di chitarra vulcanici e batteria rampante: “Sonno della notte/ Chiamami ed io verrò/ Nella tua oscurità/ Dimentico la realtà”.

Un ottimo esordio per gli Psicosuono: resto in trepidante attesa del loro album.

http://www.saltinaria.it/recensioni/cdpromodemo/6-cd/545-psicosuono-sonno-della-notte.html

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THEY ALL TALK ABOUT US!!!

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Recensione di “AUT AUT” su outune.net

Gli Psicosuono si affacciano finalmente sulla scena discografica pubblicando per la neonata etichetta Ambrosiana il loro primo album “Aut Aut”. Nove brani che riassumono il lavoro degli ultimi due/tre anni del quartetto residente nella provincia Nord di Milano, anni trascorsi a sperimentare sonorità, arrangiamenti e contaminazioni che forse è troppo riduttivo incasellare nel generico calderone della musica rock. Nella loro produzione c’è sicuramente l’energia e la comunicatività del rock ma anche qualcosa di molto diverso che qua è la strizza l’occhio alla musica progressive, al jazz, al blues e alla fusion.
L’album può contare su una produzione curata nei dettagli da Livio Magnini dei Bluvertigo, già produttore tra gli altri anche di alcuni album di Giorgia, che ha seguito l’intero processo di registrazione presso il Vertical Studio. Il Mastering invece è stato seguito da Antonio Baglio al Nautilus di Milano.
Per il momento “Aut Aut” è disponibile nei maggiori digital store on line e dovrebbe arrivare nei negozi dopo l’estate distribuito dalla Venus, intanto è incominciata anche la circolazione del primo singolo nei circuiti radiofonici.
Il cd di debutto contiene 9 tracce firmate dal chitarrista Stefano De Marchi, molte delle quali frutto di una gestazione talvolta decennale e provenienti da precedenti esperienze con altre band. La track list si apre con l’energia di “Sonno della Notte” e con le affascinanti immagini evocate da “Mistica” e “Iride”. Stupisce l’arrangiamento un po’ jazzato di “Omega” cui segue “Il tuo destino” in cui il ritmo fin qui incalzante dell’album si rilassa per qualche minuto. Ma si tratta solo di un breve respiro cui fa seguito la title track “Aut Aut”, forse il brano più difficile da inquadrare come genere e arrangiamento: suoni rock, un testo ermetico e inafferrabile, influenze jazzistiche e un’atmosfera generale quasi burlesque. Ci riporta su binari più facilmente definibili “Calpesta e scivola!” che precede la vitale energia de “L’occhio dell’uragano”. L’album si chiude con “Vedere in lui”, brano onirico che fa da chiusura ideale di un percorso musicale che regala emozioni imprevedibili ad ogni passo.

ALE.M.

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