Recensione di Andrea Pergola su “MPNews”

“Oibò!” – mi sussurro dopo appena pochi secondi dall’aver fatto pressione sul tasto play – “Cosa scrivo ora? Questo è materiale epico. La mia umile penna potrà mai saziare la fame di questi albatros musicali? Già odo il passo della notte calare impietoso su di me. Le nuvole nulla mi svelano, e le stelle – mie amiche – sono ancora sì lontane! Potrò strappar loro qualche suggerimento d’orato?”.
Mi son detto proprio questo. E non poteva essere altrimenti!
In Aut aut, debutto degli Psicosuono, il freddo è magico, il sentiero solitario, il fuoco rapisce gli occhi, l’acqua bolle sotto i colpi dei passi umani, il ferro del destino suona nelle orecchie, lo spazio è un granello di sabbia nell’infinito.
Vento, fango, terra, luci, ali (sempre disgraziatamente spezzate), cieli, nebbie, acqua, onde, sole
Stefano De Marchi, chitarrista ed autore dei testi, ha comprato da non troppo una casa in campagna. Verosimile, no? Oppure è tutta una roba di metafore, e la cosa allora mi stuzzica. Non mi piace ma mi stuzzica.
A chi non stuzzicano le allegorìe? Quindi credo che presto una mezza intervistina chiarificatrice al De Marchi ci tocca di fargliela. Cosa ne dici carissimo Stefano?

I testi, dunque, trasudano metafore ed allegorie. Pomposi e un po’ forzati a tratti (della serie come può uno scoglio arginare il vento…). C’è sempre, comunque, quell’alone di evocatività che incuriosisce…
Un album molto curato, carico di un progressive patinato e quasi mai stucchevole. Qua e la si ammicca lontano: come in Omega, quarta traccia divertententemente jazzistica, nella quale Elisabetta Glilioli dimostra una certa plausibile poliedricità (non a caso la Franklin e la Fitzgerald sono tra le sue artiste di riferimento. E non a caso è voce anche dei “Fuel Time Duet”. Clicccate prego). Versatilità manifestata qua e la per tutti e quarantatre i minuti, facendone, ad un primo ascolto, l’arma in più degli Psicosuono.
Un album che vuole essere un racconto lisergico, fatto di nuvole parlanti e uomini che nella notte fuggono da ombre sempre ed inevitabilmente minacciose.
Un debutto non male, e che a qualcuno, non a me, potrebbe piacere davvero, davvero, davvero molto.

Calpesta e scivola merita di salire nella classifica iTunes: certo, anche qui ci sono madri cosmiche, stelle che corrono e sorridono, e verità assolute svelate. Ma fatta l’abitudine a queste stramberie allucinogene, una volta entrato nel clima psichedelico giusto, ci si trova di fronte al migliore episodio musicale e vocale dell’intero disco.
Per essere un’opera prima la sufficienza è meritata.

 

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