Recensione di Eta Carinae su “Rock Impressions” a cura di Massimo Salari

Ho ascoltato nel 2008 con vero piacere (e non nascondo che ancora lo faccio) l’album d’esordio dei Psicosuono “Aut Aut”, un piccolo atollo nel mare della banalità Rock di oggi. Come dissi allora, non è semplice fare giuste melodie senza cadere nella trappola delle banalità, questo è un territorio che comunque può risultare minato, tuttavia non è questa la sede per approfondire l’argomento. Lo è invece per andare a trattare il nuovo lavoro della band di Stefano De Marchi (chitarra) ed Elisabetta Giglioli (voce), “Eta Carinae”. Nella costellazione della Carena c’è una stella blu ipergigante, questa ha il nome di Eta Carinae, tuttavia invisibile ad occhio nudo. Essa è uno spettacolo dell’universo, l’infinito che ci circonda e che ci ispira sensazioni di immane bellezza. Le stelle ispirano l’arte, spesso e volentieri, perché fanno parte della nostra esistenza, siamo legati indissolubilmente a tutto questo equilibrio, così la musica.
In otto canzoni, ecco come intendono oggi il Rock i Psicosuono, un mutamento stilistico che porta non solo ad ascoltare, ma anche a pensare. Infatti le buone melodie ancora si aggirano, ma accresce la ricerca sonora, le influenze stilistiche si susseguono così come i cambi di tempo. Subentrano soluzioni care al Prog, già dall’iniziale “Il Conte Orlok”, grazie alle tastiere di Andrea Illuminati ed al sax di Betty Accorsi. I solo strumentali sottolineano il concetto, buono specialmente quello di chitarra, divertente quando duetta con le tastiere. Durante il percorso sonoro si aggiunge l’ascolto della voce di Morena Cappai ai cori. Pulita e precisa la sezione ritmica formata da Fabrizio Carriero alla batteria e da Luca Pissavini al basso.
In direzione canzone “ Uomo Di Latta”, con le coralità gentili e la farcitura di un sax accattivante e caldo. Una valenza aggiuntiva è quella dei testi scritti da De Marchi e Giglioli, mai scontati ed espressi in una metrica composta di personalità, applicata al brano. “La Scena” è ariosa e decisa, trascinata da un solo di tastiere finale esplosivo, qui si sprigiona nell’aria il profumo degli anni ’70, così nella successiva “I Just Know That Wind Has Set” cantata da Betty Accorsi. Una semi ballata che attinge nella cultura Folk per quello che concerne le sonorità, tanto per riallacciarmi al discorso precedente dell’evoluzione stilistica dei Psicosuono, del concetto di arricchimento rispetto al precedente “Aut Aut”. Ritengo questa canzone uno dei momenti più belli dell’intero lavoro, la band viaggia amalgamata a dovere, resta impossibile tenere a bada il piede , deve battere il ritmo. Alessandro Mornati collabora alla stesura dei brani e nelle liriche, come in “Perché Il Futuro”, semplice, diretto curato negli arrangiamenti, così come lo è tutto l’album, perché gli arrangiamenti risultano essere il vero punto di forza di “Eta Carinae”. Questo accade anche con “L’Indiano” e nella conclusiva “Vedo”. Più Psichedelica ed intimistica “Mare profondo”. L’album si chiude con un buon ensemble sonoro, grintoso e di personalità, la band è matura.
Ora però vorrei che voi lettori ed usufruitori di musica per una volta tanto non pensaste che questa recensione riguardi una band italiana…fate finta che è straniera, perché noi siamo fatti così, abbiamo in casa buoni artisti, ma non li supportiamo a dovere, salvo poi dare soddisfazioni immeritate a prodotti largamente ridicoli stranieri. Per questo i Psicosuono ci vengono incontro anche con “Eta Carinae” in versione inglese, interamente cantato in inglese, operazione commerciale? Certamente ed ascoltate come ne esce fuori…. Impossibile ignorarli. Potete anche reperire gli album su ITunes, Amazon, Emusic, Goggle Play e Nokia Music per la versione in digitale. Ora però un appello ai Psicosuono, ma che dobbiamo attendere altri cinque anni per avere un vostro nuovo album? Egoisticamente parlando spero di no. Consigliato. (MS)

 

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