Recensione di Sara Bracco su “extramagazine.it”

Il raddoppiamento del termine latino “Aut” che si può tradurre come “o questo o quello” pone il limite a una scelta che diventa biunivoca e ne preclude a priori una terza, scelta come linea portante per questo esordio discografico dei milanesi Psicosuono, un esordio impreziosito dalla collaborazione del produttore artistico Livio Magnini. Dalle immagini votive di “Sonno nella notte” alle materiche metafore di “Mistica”, un aut aut tra il giorno e la notte che a tratti si perde sdrammatizzando quesiti esistenziali con le improvvisazioni dal sapore blues, funky di “Omega” per poi confondersi e ritrovarsi in nelle cadenze prog visionarie “Calpesta e scivola” o “L’occhio dell’uragano”. Ma sono tracce come “Aut aut” che convincono, sghembe fluorescenze compositive anni 70, tanto inattese quanto incisive dai tratti sognanti e psichedelici dove il testo cade in secondo piano e lascia spazio a una timbrica di voce del tutto personale che già si delinea nelle prime tracce ma che ora pervade e si iconizza in un mood tanto teatrale quanto contemporaneo. Carta d’identità d’eccellenza che meglio rappresenta questi giovani Psicosuono, nove tracce dai carismatici, onirici viaggi nella psiche a cui ogni tanto un po di sottotitoli non avrebbero fatto male ma, una personale ricerca d’originalità che attraversa il rock italiano che dirompe e incuriosisce.

 

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